Articolo del: 16/12/09
A tre giorni dal termine della
COP15 in corso a
Copenaghen, vediamo quello che sta succedendo, tra qualche luce e molte ombre che non consentono ancora di capire se venerdì 18 potremo festeggiare un accordo post Kyoto.
La presenza di delegati è altissima, e le presenze, comprendendo anche organizzazioni non governative, giornalisti e lobbisti ha superato le aspettative superando le 45mila presenze, a fronte di un centro congressi con 15 mila posti.

Sul sito
Stop the Fever o su
C6tv si può seguire in diretta quello che sta succedendo.
Manifestazioni di piazza a parte, la giornata di lunedì 14 è stata fino ad ora la più movimentata. Da una parte c’è stata la forte presa di posizione congiunta di tutti i
Paesi africani e dei rappresentanti del
G77, i Paesi in via di sviluppo, che aveva portato alla minaccia di abbandono del vertice – poi scongiurata – se non ci fosse stata l’assicurazione che non verranno mandati al macero gli impegni programmati per la riduzione nel breve periodo delle emissioni sulle orme del protocollo di Kyoto. Protocollo che pur essendo ancora in vigore e vincolante per i paesi firmatari, è trattato da molti come qualcosa di inesistente.
Quello che era pronosticato alla vigilia e che si sta rivelando pian piano essere l’unico aspetto decisivo di questa conferenza è l’incontro-scontro che per ora sta avvenendo solo a distanza tra Cina e Usa, le cui delegazioni stanno giocando a scacchi senza sbilanciarsi in attesa del faccia a faccia finale di venerdì, quando a Copenaghen ci saranno tutti i leader dei 120 paesi aderenti alla Conferenza Mondiale delle Parti e si dovrà mettere il sigillo agli impegni che verranno scelti.